June 01 Citazione LA FINESTRA Due uomini, entrambi gravemente ammalati, occupavano la stessa stanza di ospedale. A uno dei due era permesso di drizzarsi a sedere per un’ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi nei polmoni. Il suo letto era proprio accanto l’unica finestra della stanza. L’altro uomo invece doveva starsene sdraiato tutto il tempo sulla schiena. I due uomini chiacchieravano all’infinito: parlavano delle loro mogli e le loro famiglie, la loro casa, il lavoro, l’impegno del servizio militare, o dove avevano passato le vacanze. Ogni pomeriggio, l’uomo vicino alla finestra, quando poteva stare seduto, passava il tempo a descrivere al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori, tanto che l’altro cominciò a vivere solo per quei periodi di una ora quando il suo mondo si sarebbe allargato e ravvivato da tutta l’attività e il colore dell’universo là fuori. La finestra dava su un parco con un laghetto delizioso. Anatre e cigni giocavano sull’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barchette. Giovani coppie di innamorati camminavano abbracciati in mezzo a fiori di tutti i colori, mentre si poteva vedere in lontananza una bellissima vista della città. Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva questi squisiti dettagli, l’altro chiudeva gli occhi immaginando la pittoresca scena. Un caldo pomeriggio, l’uomo alla finestra descrisse il passaggio di una banda. Sebbene egli non potesse sentirla, poteva vederla con l’occhio della sua mente mentre il compagno di stanza vicino alla finestra gliela rappresentava con parole ricche di particolari. Giorni e settimane passarono. Un mattino, entro’ l’infermiera di turno con dell’acqua perché si lavassero, ma trovò l’uomo vicino alla finestra privo di vita, sembrava fosse morto nel sonno, pieno di pace. L’infermiera si rattristò molto e chiamò i portantini per portar via il corpo. Appena gli sembrò opportuno, l’altro uomo chiese se poteva essere spostato vicino alla finestra. L’infermiera fu felice di accontentarlo e, assicuratasi che tutto fosse a posto, lo lasciò solo. Lentamente, l’uomo si tirò su a fatica su un gomito e si sforzò pian piano per girarsi verso la finestra per guardare fuori. Davanti alla finestra non c’era che un muro bianco. L’uomo chiamò l’infermiera e le domandò cosa avesse potuto spingere il compagno scomparso a descrivere quelle cose meravigliose fuori della finestra. L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non avrebbe potuto vedere neanche il muro. Forse, disse, voleva solo incoraggiarla….
Conclusione: C’è tanta felicità nel rendere gli altri felici, nonostante la nostra propria situazione. l'angoscia condivisa dimezza il dolore, ma la felicità, quando viene condivisa, si raddoppia. Se vuoi sentirti ricco, elenca tutte le cose che hai che il denaro non puo’ comprare. “L’oggi è un dono, ecco perché si chiama presente”……

May 30 ........................................................................... LA PENTECOSTE, FESTA DIFFICILE Carissimi fratelli, è veramente cosa buona e giusta che il vostro Vescovo a Pentecoste vi dica qualcosa sul dono dello Spirito Santo, sulla novità che egli è capace di introdurre nella nostra vecchiaia, sugli orientamenti che egli è solito provocare nella vita degli uomini. Se avessi spazio e tempo, vi parlerei dello Spirito Santo come ospite delluomo. E mi attarderei sulla riscoperta che nella Chiesa si va facendo di lui. E vi annuncerei le meraviglie che egli opera in tante anime, nelle quali dorme, o freme, o urla, o riposa gemendo. Oggi, però, voglio parlarvi della Pentecoste come «festa difficile». Sì la Pentecoste è una festa difficile. Ma non perché lo Spirito Santo, anche per molti battezzati e cresimati, è un illustre sconociuto. E difficile, perché provoca luomo a liberarsi dai suoi complessi. Tre soprattutto, che a me sembra di poter individuare così. Il complesso dellostrica Siamo troppo attaccati allo scoglio. Alle nostre sicurezze. Alle lusinghe gratificanti del passato. Ci piace la tana. Ci attira lintimità del nido. Ci terrorizza lidea di rompere gli ormeggi, di spiegare le vele, di avventurarci sul mare aperto. Se non la palude, ci piace lo stagno. Di qui, la predilezione per la ripetitività, latrofia per lavventura, il calo della fantasia. Lo Spirito Santo, invece, ci chiama alla novità, ci invita al cambio, ci stimola a ricrearci. Cè poi il complesso delluna tantum E difficile per noi rimanere sulla corda, camminare sui cornicioni, sottoporci alla conversione permanente. Amiamo pagare una volta per tutte. Preferiamo correre soltanto per un tratto di strada. Ma poi, appena trovata una piazzola libera, ci stabilizziamo nel ristagno delle nostre abitudini dei nostri comodi. E diventiamo borghesi. Il cammino come costume ci terrorizza. Il sottoporci alla costanza di una revisione critica ci sgomenta. Affrontare il rischio di una itineranza faticosa e imprevedibile ci rattrista. Lo Spirito Santo, invece, ci chiama a lasciare il sedentarismo comodo dei nostri parcheggi, per metterci sulla strada subendone i pericoli. Ci obbliga a pagare, senza comodità forfettarie, il prezzo delle piccole numerosissime rate di un impegno duro, scomodo, ma rinnovatore. E cè, infine, il complesso della serialità Benché si dica il contrario, noi oggi amiamo le cose costruite in serie. Gli uomini fatti in serie. I gesti promossi in serie. Viviamo la tragedia dello standard, lesasperazione dello schema, lasfissia delletichetta. Cè un livellamento che fa paura. Loriginalità insospettisce. Lestro provoca scetticismo. I colpi di genio intimoriscono. Chi non è inquadrato viene visto con diffidenza. Chi non si omogeneizza col sistema non merita credibilità. Di qui, la crisi della protesta nei giovani, e lestinguersi della ribellione. Lo Spirito Santo, invece, ci chiama allaccettazione del pluralismo, al rispetto della molteplicità, al rifiuto degli integralismi, alla gioia di intravedere che lui unifica e compone le ricchezze della diversità. Cari fratelli, la Pentecoste di questo anno vi metta nel cuore una grande nostalgia del futuro. Vostro + Don Tonino, Vescovo March 11 Technorati Tag: tavodo, ostuni, fraternità di bose, domenico ciardi, poesie, non basta la terra, volo, Dio, oltre il buio, ciò che è nascosto, nel travaglio dei giorni, fragile come un fiore, lavoro segreto, sono preziosi i giorni, un giorno
oltre il buio
ho conosciuto uomini smarriti
come bambini nel buio
il male che tesse ragnatele di bruttezza
non può spegnere il più fragile dei lucignoli
il grande fuoco nascosto incendia
il cuore e la terra, l'intero universo
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ciò che è nascosto
vorrei soltanto si sapesse
che ogni sofferenza oggi ignota
ha non lontane risonanze,
nessun grido è vano
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nel travaglio dei giorni
nel travaglio dei giorni avviene talora
a distanza di tempo accade ancora:
da potature ferme un ributtare nuovo
rinasce amore dove pareva esausto
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fragile come un fiore
così fragile come un fiore
oggi è la nostra vita
e si consuma nell'attesa
del chiarore dell'alba
che ridica per sempre
non vano il difficile amore
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lavoro segreto
nel bosco silenzioso
il sole disegna
su pietre illuminate
ombre di foglie
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sono preziosi i giorni
su questo ramo maturiamo il volo
d'uccelli migratori
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un giorno
quanti maldestri tentativi
poi
un giorno
stanno leggeri in cielo gli aquiloni
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